Natura

Tra ruderi medievali, geyser e soffioni boraciferi, un piccolo angolo di paradiso ancora inesplorato

Flora, fauna e funghi

Dante Alighieri definisce il luogo in cui ha inizio il suo viaggio ultramondano “selva selvaggia e aspra e forte che nel pensier rinnova la paura” riferendosi alle foreste che all’epoca ricoprivano le vaste aree collinari e montane interne o del litorale toscano. E la conoscenza di quali specie fossero presenti è ricavabile tramite i vecchi diari di viaggio, i dipinti, gli erbari, gli oggetti in legno realizzati dagli artigiani del passato.

La foresta nel territorio di Monterotondo marittimo rappresenta il 72% della superficie ed e’ occupata da boschi con prevalenza di specie caducifoglie come Cerro (Quercus cerris) e Roverella (Quercus pubescens) Ad altitudini più elevate, invece, la specie più rappresentativa è il Castagno (Castanea sativa) consociato ad altre specie come il Carpino nero (Ostrya carpinifolia) e la Robinia (Robinia pseudoacacia).
La vegetazione predominante è quella della macchia mediterranea.
Si tratta di una formazione vegetale in cui prevalgono arbusti, alberi di piccola e media grandezza con specie che si adattano bene alla siccità (specie xerofile) e alle alte temperature (specie termofile).
Secondo la classificazione fitoclimatica precedentemente descritta, queste zone prendono il nome da una pianta, l’alloro (foto), caratterizzando la fascia del cosiddetto Lauretum.
Tra le specie più rappresentative si trovano il Lentisco (Pistacia lentiscus), Corbezzolo (Arbutus unedo), rosmarino (Rosmarinus officinalis), ginepri (Juniperus ssp.), olivastri (Oleastro ssp.); frequenti anche Ginestra (Spartium junceum), Oleandro (Nerium oleander) (foto), eriche (Erica ssp.), Agrifoglio (Ilex aquifolium), Fillirea (Phillyrea angustifolia), Mirto (Myrtus communis) e Alaterno (Rhamnus alaternus).
Oltre alle specie arbustive, ci sono le specie arboree quali: il Leccio (Quercus ilex); la Sughera (Quercus suber), nell’area dell’oasi di Orbetello se ne possono ammirare magnifici esemplari; il Pino domestico (Pinus pinea) e il Pino d’Aleppo (Pinus halepensis), quest’ultimo particolarmente resistente alle alte temperature, all’ aridità e al vento.

La fauna selvatica presente nei nostri boschi annovera specie come il cinghiale, che lascia un po’ ovunque il segno della sua presenza rappresentato in maggior parte dagli insogli e dai segni sui tronchi degli alberi ai quali amano grattarsi. Numerosi anche caprioli, volpi, tassi ed istrici. La fauna ha inoltre da sempre rivestito un’importanza rilevante per l’alimentazione.
La cacciagione comprendeva infatti starne, lepri, fagiani, cervi, cinghiale e caprioli, ed ancora, tordi, merli, passerotti, beccafichi, fringuelli ed allodole.
Il ghiro è stato cacciato per scopi alimentari, infatti uno dei nomi inglesi di questa specie è “Edible dormous”, letteralmente “dormiglione commestibile”.
Gli uccelletti allo spiedo, intercalati con pane, salvia, alloro e lardo di maiale, divennero un piatto assai frequente anche sulle tavole dei borghesi ed entrarono a pieno titolo nel quadro della cultura gastronomica italiana grazie anche all’opera di Pellegrino Artusi (“Scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” pubblicata per la prima volta nel 1891 e tutt’oggi ristampata).
Presenti anche rapaci diurni come Poiana e Biancone, oltre che numerosi passeriformi che si odono nel bosco come capinera, sterpazzola, pettirosso, cinciarella e picchio verde.

Se l’autunno è caldo e piovoso nei boschi di Monterotondo Marittimo i funghi compaiono ovunque.
Le bellissime macchie di quercia, cerro, frassino e scopa, sono il regno incontrastato dei porcini e degli ovuli buoni delle mazze di tamburo (pupole)e dei giallarelli.
I castagneti di collina, i querceti a foglia caduca e i lecceti delle colline Metallifere e della Maremma sono i luoghi per antonomasia più battuti dai raccoglitori.
E’ il tempo dei funghi, dei porcini (Boletus edulis, B.aereus, B. pinicola, degli ovoli (Amanita cesarea) ma anche delle pericolose amanit e A.phalloides, A.pantherina, delle innumerevoli specie di cortinari dalla commestibilità sconosciuta, tra i quali spicca il mortale Cortinarius orellanus, delle piccole ed infide lepiote.
Dalla fine di ottobre la ricerca si concentra nei luoghi più soleggiati dove la temperatura si mantiene più calda.
Qui le “buttate” generose di Hygrophorus penarius, Hygrophorus russula (lardaioli bianchi e rossi), Cantharellus lutescens (finferli), Cantharellus cornucopiae (trombetta dei morti) e Leccinum lepidum ci accompagnano fino alla fine dell’anno.